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Leggere tra le righe dei mercati: perché è il momento di ricalibrare la bussola

Editoriale:

I rendimenti obbligazionari rimangono elevati. La mancanza di segnali chiari da parte delle banche centrali crea incertezza sulle politiche monetarie e gli investitori si tutelano chiedendo un maggior premio al rischio.

Gli Stati Uniti sono sicuramente l’economia più importante a livello mondiale, ma vi sono elementi che indicano una rischiosità che si sta innalzando. I mercati finanziari iniziano a mettere in campo protezioni sugli investimenti, soprattutto obbligazionari.

ll contesto macroeconomico:

I rendimenti obbligazionari, sia sulla parte a cinque anni, sia sulla scadenza decennale rimangono elevati e non per i timori di inflazione perché in quel caso sarebbero scesi sulla compressione recente delle aspettative sui prezzi, quando sembrava che la vicenda iraniana fosse in via di risoluzione.

Ciò che sta condizionando gli investitori, che richiedono più premio al rischio, è l’incertezza sulle mosse della Federal Reserve che non sta guardando tanto agli aumenti dei prezzi causati dal conflitto in Iran, quanto a quelli indotti dagli investimenti tuttora ingenti sull’intelligenza artificiale dove, negli Usa, sono più alte le preoccupazioni.

Questa situazione di erraticità dei prezzi dell’energia avviene in una fase di profondo cambiamento di paradigma nelle politiche delle banche centrali, segnando la fine definitiva della “forward guidance”. La transizione verso un comportamento ambiguo e dipendente dai dati ha creato un contesto volatile in cui gli indicatori del mercato del lavoro si scontrano con un’inflazione di fondo persistente e con nuovi shock delle materie prime. Senza l’ancora di segnali prevedibili da parte delle banche centrali, il mercato obbligazionario è costretto a prezzare percorsi di politica monetaria difficilmente ipotizzabili, spingendo al rialzo i rendimenti reali e irripidendo la curva dei rendimenti in modo imprevedibile.

La Banca Centrale Europea ha alzato i tassi di riferimento a giugno, più che altro in modo prudenziale, ma non è chiaro in quale direzione e quando ci sarà una prossima mossa.

Il mercato sta scontando una maggiore probabilità che la prossima mossa da parte della Federal Reserve, che tra l’altro ha appena sostituito il proprio governatore, possa essere al rialzo. Kevin Warsh, infatti, ha più volte dichiarato che la priorità è la stabilità economica e il contrasto all’inflazione.

Nonostante tali dichiarazioni, vediamo che sono già in aumento gli asset detenuti dalla banca centrale per creare liquidità sui mercati finanziari.

Tali messaggi ambigui non aiutano i mercati a prendere posizioni e favoriscono il protrarsi di una situazione di incertezza.

La Federal Reserve forse non procederà ad aumenti dei tassi quest’anno, ma non li allenterà nemmeno. I nuovi strumenti di indagine e analisi, che il nuovo governatore ha annunciato di voler adottare, avranno bisogno di tempo per diventare operativi. Vi è quindi da attendersi che tale situazione di incertezza si possa prolungare anche per il resto dell’anno.

Mercati del credito in evoluzione: il rischio USA sotto i riflettori

I Credit Default Swap (CDS) è un contratto derivato che funziona essenzialmente come un’assicurazione contro il rischio di insolvenza (default) di un emittente. Permette a un investitore di trasferire il rischio di credito di un’obbligazione o di un prestito a un’altra parte, solitamente una banca o un fondo, pagando un premio.

Maggiore è il rischio di insolvenza di un emittente, tanto maggiore sarà il premio che la controparte chiederà per assumersi tale rischio.

Un aspetto curioso a cui abbiamo assistito di recente, è che per assicurarsi contro il default di un titolo governativo a 5 anni statunitense servono 38 bp, mentre per fare lo stesso relativamente a un titolo di Stato italiano a cinque anni ne bastano circa 29.

Questa è una novità importante. Nonostante l’Italia sia da tempo sotto sorveglianza per l’ammontare del debito pubblico e dove il tema dello “spread” continui ad essere attuale, il mercato stima che la probabilità di insolvenza dello Stato italiano sia inferiore a quella degli Stati Uniti.

Il mercato dei Credit Default Swap non si muove solo su analisi e dichiarazioni. Si muove perché gli operatori impiegano denaro per coprirsi dai rischi e pagano di più dove stimano che il rischio sottostante sia maggiore.

Per l’Italia, un debito pubblico al 135% del PIL non è poca cosa. Eppure, i CDS sull’Italia hanno visto un importante processo di compressione.

La spiegazione non è solo la Banca Centrale Europea che può fungere da scudo in caso di problematiche importanti, come in passato.

La causa qui sembrerebbe avere origine soprattutto negli Stati Uniti. Il debito pubblico americano sta crescendo notevolmente sia per gli incentivi fiscali, sia per la pressione al rialzo sui rendimenti a lungo termine. Anche le imponenti cifre che vengono prese per l’attuale conflitto mediorientale sono un fattore che amplifica la rischiosità.

La Federal Reserve si trova in una situazione assai scomoda. Tagliare i tassi significa rischiare di riaccendere l’inflazione e svalutare ulteriormente la credibilità fiscale americana. Tenerli fermi significa continuare a pagare interessi su un debito che cresce con una velocità importante.

Gli investitori istituzionali, con i CDS, comprano protezione. Lo fanno senza comunicati importanti, ma basta guardare l’andamento di questo indicatore per avere un’idea piuttosto precisa del sentiment di mercato.

CONCLUSIONI PER GLI INVESTITORI

Gli Stati Uniti restano una locomotiva economica per tutto il mondo, il dollaro rimane la valuta di riferimento per gli scambi commerciali, sono una potenza militare e sono autosufficienti per quanto riguarda l’energia. Sono diversi i segnali di allerta che arrivano ai mercati: ne abbiamo citati alcuni, ma non dimentichiamo l’elevata concentrazione degli USA nell’indice mondiale con peso enorme di poche aziende big, le valutazioni molto elevate e le previsioni molto generose sugli utili futuri. Vi sono le elezioni di midterm in avvicinamento con la popolarità di Trump ai minimi e gli investimenti nell’intelligenza artificiale determinano forti dubbi sulla loro sostenibilità nel tempo.

Per PRADER BANK le parole d’ordine in tal senso sono “diversification” e “rebalancing”.

Uno sguardo in più:

Punto di Vista – Luglio 2026

Il format online di Josef Prader, Fondatore di PRADER BANK

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