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Market Letter – Settembre 2026

E’ la resa dei conti?

I movimenti sui mercati azionari e obbligazionari sono chiaramente visibili e, al contempo, si stanno avvicinando a estremi storici

Editorial:

Tra trend e cambio di direzione.

L’adamento dei mercati finanziari sta presentando trend piuttosto definiti, ma molte cose cambieranno, anche se non è chiaro il “quando”. Le tendenze nei mercati azionari e obbligazionari sono chiare, ma stanno raggiungendo livelli estremi. In un contesto di inversione delle politiche monetarie, l’andamento degli asset finanziari sarà spinto verso un cambio di direzione.

Contesto macroeconomico

La crescita economica globale continua a essere positiva, ma occorre stare molto attenti a come si muoveranno i prezzi al consumo. La Banche Centrali non sottovalutano i rischi di un’inflazione al rialzo e stanno già intervenendo per contrastarla.

Una crescita economica globale che continua a progredire, seppure in modo diversificato a livello geografico, non necessita di interventi a supporto da parte della politica monetaria. D’altronde ci sta pensando una politica fiscale espansiva a livello globale a creare condizioni potenzialmente ancora favorevoli allo sviluppo.

Sebbene i dati ufficiali sull’inflazione continuino a segnalare una crescita dei prezzi “moderata”, la percezione dei consumatori è ben differente.

Tuttavia, gli elevati prezzi delle materie prime, soprattutto quelle energetiche, finiranno per riverberarsi sui prezzi finiti.

 

 

L’ISM Services Prices Paid Index è un indicatore economico americano che misura l’andamento dei prezzi pagati dalle aziende del settore dei servizi per acquistare materiali, beni e servizi necessari alla propria attività, i cosiddetti costi di input.

La tendenza di questo indicatore è importante perché, in maniera differita di circa sei mesi, riflette l’andamento anche sui prezzi finali.

Il grafico mostra l’andamento dei prezzi pagati dalle aziende ed è ragionevole presumere che anche l’inflazione vedrà il medesimo andamento.

È una situazione non specifica per gli stati Uniti, ma la possiamo riscontrare anche a livello internazionale.

Adeguamento tempestivo dell’orientamento di politica monetaria da parte delle banche centrali

Non c’è da stupirsi, pertanto, che le Banche Centrali vogliano anticipare gli interventi con strette monetarie finalizzate a contrastare l’inflazione che potrebbe sfuggire di mano se non aggredita per tempo, in quanto anche gli interventi di politica monetaria hanno bisogno di alcuni mesi prima di dispiegare i propri effetti.

Il grafico mostra chiaramente come vi sia stata un’inversione delle politiche monetarie a livello globale. Negli ultimi sei mesi è maggiore il numero di Banche Centrali che hanno provveduto ad alzare i tassi di interesse ufficiali, rispetto a quelle che hanno effettuato un taglio.

È quindi in atto un graduale cambio di rotta a livello globale, che inciderà negativamente e progressivamente su asset rischiosi e crescita globale, man mano che il cambio di rotta progredirà.

I programmi di aumento dei tassi potrebbero destinare a non durare a lungo da chiari segnali di transitorietà dell’inflazione e/o dall’emergere di rischi al ribasso per la crescita e per la stabilità finanziaria.

Invece una crescita economica più robusta e la ripresa dei prezzi delle materie prime rafforzerebbero i rischi di inflazione e probabilmente indurrebbero una risposta politica più aggressiva.

Lo scenario è aperto, ma la tendenza in atto è molto chiara.

Mercati finanziari

L’andamento dei titoli azionari e obbligazionari è stato divergente negli ultimi anni, ma ora ci troviamo in una situazione storicamente “estrema”. Il ciclo attuale potrebbe essere prossimo a un’inversione, ma il timing è tutto da vedere.

Negli ultimi anni le azioni hanno sovraperformato le obbligazioni. Le prime sono in una fase rialzista esponenziale, le seconde in una fase ribassista brutale. Ma è la differenza tra i due andamenti ad essere particolarmente interessante e sorprendente.

 

 

Lo spread di rendimento totale annualizzato a 10 anni (ovvero, includendo interessi per le obbligazioni e dividendi per le azioni) tra azioni e obbligazioni, ha appena superato il 15%, il valore più alto dal 1960 e superiore al massimo del 1929.

 

 

Osservando le due serie separatamente, notiamo che, a fine ciclo, obbligazioni e azioni, in termini di rendimenti totali reali al netto dell’inflazione, tendono a invertire la tendenza.

Parliamo di “ciclo” perché sembra esserci un certo ritmo e una certa ricorrenza nei picchi e nei minimi di entrambe le serie.

Se si crede che i rendimenti di azioni e obbligazioni seguano dei cicli, come sembra mostrare il grafico, allora il momento di essere cauti sulle azioni è quando sono al loro massimo e il momento di monitorare le obbligazioni è quando sono al loro minimo (come ora).

Cogliere i segnali di inversione – oltre il consenso di mercato

Questa è un’analisi profondamente controcorrente. E come per la maggior parte dei punti di vista controcorrente, dovrebbero verificarsi alcuni eventi positivi affinché le obbligazioni interrompano la fase ribassista, e allo stesso modo dovrebbero verificarsi alcuni eventi negativi affinché le azioni perdano il loro appeal.

Ma lo scopo di allargare lo sguardo al quadro storico di lungo termine come in questo caso è quello di ampliare la prospettiva. Aiuta a fornire un riscontro basato sui dati rispetto al consenso del momento e a immaginare cosa potrebbe esserci all’orizzonte.

Da un punto di vista pratico e tattico, individuare un’inversione di tendenza nel rapporto azioni/obbligazioni richiede maggiore precisione e intuizione rispetto a una semplice visione o convinzione approssimativa sulle prospettive a lungo termine.

Occorre analizzare i segnali che possano individuare un possibile cambiamento di regime nel rapporto azioni/obbligazioni.

Al momento il quadro macroeconomico è sostanzialmente favorevole/di supporto per le azioni rispetto alle obbligazioni, ma ovviamente la situazione può cambiare, e può cambiare più velocemente di quanto si pensi.

CONSIDERAZIONI FINALI

Stiamo attraversando una fase economica nella quale molti nodi stanno venendo al pettine. Lo strapotere del mercato azionario, trainato prevalentemente dagli investimenti nell’intelligenza artificiale, si sta scontrando con una situazione di difficoltà oggettiva per l’aumento dei tassi di interesse che complicano la situazione delle aziende che si sono fortemente indebitate.

La situazione geopolitica rimane incandescente, le banche centrali al momento non riescono ad essere accomodanti per via dell’inflazione che comincia a dare segni di risveglio e va contrastata. La contingenza potrebbe ripercuotersi negativamente anche su un’economia che finora ha tenuto bene.

È in corso un riprezzamento dei valori alla luce delle nuove prospettive che si delineano all’orizzonte.

In tutte le situazioni vi sono opportunità e rischi e sta a noi saper leggere i segnali anticipatori di tali tendenze.

Non c’è da stare inattivi di fronte a tali cambiamenti. Le opportunità ci sono, ma occorre coglierle tempestivamente ed evitare le trappole.

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